RITORNANDO ALLA CANAPA

Per millenni questa pianta è stata usata in svariate applicazioni; pensiamo che la regione del “canavese” in Piemonte prende proprio il nome da questa pianta e la sua foglia è impressa sulla bandiera locale. I nostri antenati si sono vestiti, nutriti, scaldati e curati grazie a questa pianta così polifunzionale. Si pensi che negli anni 50′ l’Italia era il 2° produttore di Canapa a livello mondiale dietro all’Unione Sovietica e la varietà Carmagnola forniva la fibra di maggior pregio e qualità in assoluto nel mondo. Almeno dal 1300 la Marina Inglese si riforniva di Canapa dall’Italia, e se indaghiamo il mondo della produzione cartiera, fino ad inizio 900′ essa era prodotta quasi totalmente dalla Canapa. Inoltre indumenti, cordame, imbottiture per auto, tessuti industriali, olio combustibile e per il nutrimento, mangimi animali, alimenti umani, esche, medicinali, guarnizioni, farine, tappeti, pannolini, inchiostri, solventi mastici e altro ancora erano e sono prodotti grazie alla Canapa.

CANAPA SATIVAI problemi ambientali e sociali creati in tutti questi decenni di incurante produzione chimica sono emersi in maniera prorompente e per questo motivo fortunatamente ci si sta ponendo nell’ordine delle idee che certamente la coltivazione e la produzione attraverso la Canapa sono e saranno sempre di più una soluzione maggiormente ecocompatibile e socialmente sostenibile. Oltre agli utilizzi tradizionali la Canapa sta dimostrando sempre maggior interesse anche da parte di nuovi comparti produttivi, pensiamo ad esempio al campo della Bioedilizia nel quale la canapa viene utilizzata per produrre materiali da tamponamento con forte capacità isolante. Altro innovativo aspetto è quello legato all’utilizzo della Canapa come pianta posta a perimetro dei campi coltivati a mais, producendo così una difesa contro gli attacchi della Piralide ghiotta di Canapa.

La conversione dall’utilizzo di fibre e materiali sintetici in favore della Canapa aiuterebbe una forte riduzione dell’impronta ecologica sul Pianeta e favorirebbe una presa di coscienza del fatto che si può e deve fare altrimenti attraverso modalità produttive alternative e innovative, le quali talvolta non sono altro che un recupero migliorato di antiche pratiche e abitudini da sempre utilizzate dall’uomo. I problemi di gioventù legati al nuovo inizio di questa coltivazione sono legati alla filiera che non è ancora ben costituita sul territorio nazionale. Non ci sono ancora molte macchine perfettamente adeguate al lavoro di raccolta di questa coltivazione, ma la situazione sta man mano migliorando grazie al grande interesse sviluppatosi attorno al tema.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *