Bambini al Plus+. L’asilo Montessoriano di Ester Amore

Quando arrivavo al Plus+ quest’estate, non appena uscivo dall’auto sentivo le voci dei bambini che giocavano nel parco, sotto le chiome degli alberi. Erano voci acute, elettriche di buonumore nell’aria frizzante delle mattine estive.
Stamattina Ester mi invita nel suo asilo: i bambini non ci sono, l’asilo è ancora chiuso ma tra pochi minuti arriveranno delle minuscole creature a portare la loro ondata di allegria. Negli ultimi giorni Ester era immersa nei lavori, stava sistemando tutto per l’inizio dell’anno tra colori, giocattoli sparsi, scatole…ha fatto davvero un ottimo lavoro. Ci accomodiamo al tavolino basso, accanto allo stendibiancheria in miniatura.

“Perché hai deciso di aprire un asilo qui, Ester?”
“Durante una cena tra amici mi hanno fatto la proposta di aprire qualcosa qui all’interno del Plus+. Era tanto che desideravo aprire qualcosa di mio; da diversi anni lavoravo nel settore anziani e disabili ma quello dei bambini è stato il motore che mi ha spinto verso determinati studi. La proposta, quindi, mi ha allettato: io in quel momento ero in maternità, avevo molto tempo per pensare e organizzarmi, e con mio marito Andrea ho deciso di intraprendere quest’avventura. E’ nato tutto da un rapporto di fiducia e di amicizia e la voglia di condividere qualche cosa di innovativo; il metodo Montessori, infatti, è un metodo pensato più di un secolo fa, ma in Italia non è ancora molto conosciuto; prevede un lavoro tutto diverso con i bambini, dove non c’è l’adulto che li obbliga a fare determinate cose in determinati momenti ma si lascia la libertà di scelta di azione al bambino fornendogli un ambiente idoneo e ricco di stimoli che lo aiuti nello sviluppo dei suoi bisogni e i suoi apprendimenti.”
“Tu che tipo di percorso hai fatto e quando hai abbracciato la filosofia montessoriana?”
“Sono laureata in educazione professionale, mi sono specializzata in programmazione e gestione dei servizi educativi e ho frequentato il corso di Sylvia Pensold sul metodo Montessori. Ho conosciuto questo metodo grazie alla persona che ha aperto la scuola elementare Montessoriana qui vicino; di quel metodo mi sono innamorata. In quel periodo stavo anche attendendo l’arrivo di mio figlio, e stavo quindi leggendo una serie di libri; tra questi ho incontrato “Il concetto del continuum” (Jean Liedloff), dove l’idea di alto contatto con i bambini, rispetto dei loro tempi, fiducia in loro, nelle loro capacità e voglia di apprendimento sono fondamentali; questo libro mi ha completamente cambiato paradigma educativo e filosofico nei confronti dei bambini, e ho quindi iniziato a esplorare dei mondi a me sconosciuti. Adesso sto frequentando il corso dell’Opera Nazionale Montessori, riconosciuto anche dal Ministero, che mi permetterà di avere il diploma ufficiale di differenziazione didattica, per cui sarò una maestra Montessori a tutti gli effetti.”
“Com’è la comunità che vorresti creare nel tuo asilo? I bambini come reagiscono crescendo in un ambiente come questo?”
“Ai bambini infondo i valori dell’educazione Montessori, e comunque è interessante vedere come interagiscono bambini provenienti da ambienti educativi diversi. A giugno e luglio ho organizzato i centri estivi e ho avuto anche bambini che provenivano da altre esperienze scolastiche: la differenza che ho notato è proprio nella capacità di rispettare e comunicare con l’altro. I bambini, tuttavia, si osservano tantissimo: la classe è mista, i più piccoli guardano quello che fanno i grandi e spesso ne sono attratti. Con il lavoro si arriva ad ottenere l’autodisciplina: i bambini molto semplicemente amano stare dentro le regole perché questo li soddisfa, non perché glielo chiedo io o perché viene loro imposto. Quando si arriva a questo punto, quando i bambini capiscono l’importanza delle regole e hanno piacere a rispettarle si crea un ambiente molto armonioso, dove ci si chiede per favore, si usa la gentilezza, e si sperimentano i rapporti interpersonali; per ogni materiale c’è una copia sola, quindi o i bambini si mettono d’accordo per giocare insieme, oppure devono aspettare il proprio turno; questo è quello che succede alla fine nella vita vera, perché qui si crea una vera e propria comunità, e i bambini li si vede molto più maturi nella relazione con gli altri.
“E con i genitori che rapporto si instaura?”
“Instaurare una relazione con i genitori è una parte del lavoro che mi piace molto, perché con i genitori si richiede un confronto costante ma libero, in cui loro si sentono liberi di dire delle cose a me e io di dire delle cose a loro; l’obiettivo è sempre il bambino e il suo benessere. Dove c’è collaborazione con i genitori gli obiettivi si raggiungono molto più velocemente; mi piace avere un dialogo con i genitori perché conosco molto meglio l’ambiente dove crescono i bambini, e la sfera educativa prende tutto molto più senso perché non c’è antagonismo, non c’è giudizio, c’è un aiutarsi a vicenda per il bene del bambino. Una mamma un giorno mi ha detto: “mi sento tranquilla a portare qui mio figlio perché ti sento un prolungamento di me”. Questo è quello che desidero, che i genitori possano lasciare qui i loro bambini in maniera molto serena sapendo che vengono trattati con i guanti.”
“Dopo un anno di esperienza come vedi il tuo asilo in un posto come il Plus+?”
“Con il tempo, ho notato che stare in un ambiente così per i bambini vuol dire stare all’interno della società: non stanno in un posto relegato dove ci sono solo bambini, dove non vedono cos’è la vita fuori dall’asilo; stando qui possono anche immaginarsi i genitori al lavoro, possono pensare ai genitori in ufficio e hanno un’idea di cosa sia la vita lavorativa adulta. Qui hanno la possibilità di vedere i lavori più vari: il videomaker con la telecamera, o il liutaio Marco e le chitarre appese che prendono piano piano forma; si vedono i ragazzi che cucinano in cucina, chiediamo chi vuole il caffè e prepariamo il caffè… si crea una vita di società, con i bambini. A volte disturbano, sono un po’ rumorosi, ma credo sia un bello scambio per entrambi gli adulti e i bambini. Avere la possibilità di vedere chi sono i bambini e chi eravamo noi adulti alla loro età, e per i bambini vedere cosa potranno essere, in un ambiente così variopinto e variegato, penso sia una grande ricchezza. Ho capito questa cosa in itinere, i bambini hanno cominciato a conoscere le persone e a chiamarle per nome: un bambino un giorno è rimasto in cucina con Patrizia a preparare un pasticcio, e da quel giorno chiedeva sempre di lei e andava a salutarla quando arrivava. Si creano delle relazioni che vanno oltre me.”
“E che cos’è Plus+ per te?”
“Il Plus+ per me è famiglia, lo sento come una seconda casa. Venire qui il sabato e la domenica non è un peso; mi piace, e mi piace venire qui a mangiare, avere queste relazioni belle e di amicizia. Questo posto lo sento molto casa.”

Ester infatti, quando non ha i bambini con sé, si aggira per le stanze del Plus+ sempre indaffarata, spesso scalza, i vestiti comodi; lei ha scelto di far nascere qui la sua “Casa dei Bambini” e secondo me, questo posto è perfetto. Ester, con gli occhi grandi e il sorriso gentile, spontaneo, esprime sincerità e competenza; starei ore a sentirla parlare. Mi ha descritto anche la tipica giornata al centro Montessori e le novità per quest’anno: ve ne parlerò a breve…

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